Don Tommaso si presenta

La domanda ricorrente che si pone a un prete nel momento in cui si prepara a un cambio di destinazione è sempre: “allora? Sei pronto?”. Io stesso l’ho fatta a tanti confratelli quando si disponevano a un cambiamento. Non penso esista la risposta giusta a una domanda forse sbagliata. Come si fa a essere pronti per una missione così totalizzante come l’essere pastore di una porzione significativa del Popolo di Dio? E come si può, al tempo stesso, non esserlo quando la missione affidata gode della benedizione del Signore? Insomma, comunque si provi a rispondere, si rischia di sbagliare. Per questo, a chi mi chiede se mi sento pronto ad affrontare questa nuova tappa della mia vita, dico che forse non serve essere pronti, ma esserci.

Sono contento di essere stato destinato alla vostra comunità di Brusaporto. Tanti segnali mi sono arrivati in questi mesi, da quando mi è giunta la nomina. Qualche persona, già conosciuta e residente lì, si è fatta vicina con poche ma significative parole. Tanti amici mi hanno detto: “ho un cugino, un amico, un conoscente che vive a Brusa…”. Insomma, mi pare di entrare in un mondo ancora largamente sconosciuto, ma non estraneo. Non basta però questo a spiegare la mia contentezza. A renderla più profonda è la consapevolezza di avere l’occasione di crescere con voi nella fede e nella carità. Arrivo da anni molto belli in seminario, fatti di un lavoro di cesello, a volte anche di martello pneumatico, su ragazzi che portano nel cuore il sogno di diventare preti. Sento che mi si apre un tempo di lavoro diverso, tessuto fra prossimità a voi e fedeltà al Signore che mi pone in mezzo a voi. È una missione che mi affascina e che spero di poter realizzare con lo stesso entusiasmo che ho provato a esprimere in questi quattordici anni di ministero. Rimango grato al seminario per i tempi abbondanti di preghiera vissuti in compagnia dei seminaristi e per la possibilità di godere di un puntuale lavoro di équipe. Vorrei porre questi due aspetti alla radice del mio avvicinarmi alla vostra comunità.

Rispetto alla preghiera, desidero che sia il primo compito da assumere nei vostri confronti. Il motto del nostro seminario di Bergamo è una frase della Prima lettera di san Paolo ai Corinzi: sed qui incrementum dat, Deus, cioè ma chi fa crescere è il Signore [1Cor 3,7]. Mi è sempre piaciuta perché mi ha sempre ricordato la necessaria arte dell’umiltà. Ogni passo fatto dai seminaristi verso una maggiore verità di sé l’ho sempre riletto come occasione di rendimento di grazie al Signore per la cura verso i suoi figli, anche attraverso il mio impegno. Mi piace pensare ai prossimi anni come a nuove occasioni per tenere questo precetto nel cuore. Sono certo che il Signore abbia un sogno per Brusaporto, un sogno già ben colto dai miei predecessori e che adesso chiede a me di esserne un custode privilegiato. La scansione dei tempi della giornata del seminario aiutava la mia distrazione a mantenere centrale, nelle mie giornate, questa intimità col Signore. Spero che il mio pregare con voi e per voi, insieme al vostro pregare per la comunità e per me, possa diventare uno stile nuovo di relazione col Signore, capace di ricordarci la generosità del Padre nel curare la nostra crescita insieme.

Rispetto al lavoro di équipe, evidentemente non sarà equivalente a quello del seminario. Lì eravamo in tre preti, il padre spirituale, il rettore e io, a condividere lo sguardo su un gruppo esiguo di giovani in cammino. A Brusaporto ci tengo non tanto a replicare un modello unico come quello del seminario, quanto a creare, su un terreno già ben dissodato, la disponibilità a condividere progetti pastorali, sguardi sul mondo dei ragazzi, dei giovani, delle famiglie e delle fragilità; a condividere sogni per il nostro futuro; a irrobustire e risvegliare quelle tensioni già presenti fra di noi, capaci di farci scoprire la bellezza dell’essere comunità. Ecco, sono convinto che solo dentro uno sguardo condiviso potremo cogliere la strada capace di restituire a ogni battezzato il desiderio di collaborare per costruire insieme un mondo che si sente già dentro un cammino di salvezza. Non salveremo il mondo e nemmeno Brusaporto: questo lo ha già fatto Gesù accogliendo la croce. A noi tocca il compito fondamentale di cogliere la pertinenza della salvezza con la vita di ciascuno e della comunità. Sono convinto che il nostro tempo sia troppo complesso per generare profeti capaci di riassumere in sé tutte le urgenze del cambiamento. Abbiamo bisogno, piuttosto, di comunità che insieme sappiano riconoscere i segni dei tempi per rimanere credibili e significative. Dai pochi incontri avuti con alcuni di voi percepisco come tutto questo sia realizzabile e, anzi, come tutto questo in qualche modo già sia. A questo desidero offrire il mio impegno.

Certo, dovrete portare pazienza ripetendomi all’infinito i vostri nomi e facendomi conoscere, un pezzetto alla volta, la storia della vostra comunità, perché presto possa divenire anche la mia comunità. Vi chiedo fin d’ora la pazienza di una preghiera. Vi prometto la mia. Troviamoci in questo spazio privilegiato, ben custodito dal Padre, in attesa di incontrarci e di vivere insieme ciò che, in Lui, il futuro ci proporrà.